TIGLIO

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Storia: Tiglio

IL TIGLIO NEI VECCHI TRATTATI

Dalla rivista "L'Apicoltore” - 1874
"Flora dell'apicoltore lombardo".

"Sotto codesto nome accenniamo alle seguenti sorta: Tiglio maremmano selvatico (T parviflora), Tiglio nostrale o d'Olanda (T grandiflora), Tiglio argentino (T. argentea) che si distingue per le foglie bianche al di sotto, Tiglio americano (T glabra) e Tiglio europeo (T. europea)... Le prime due sorta sono indigene nelle selve dei nostri monti; tutte poi non sono rare nei viali dei pubblici giardini. Il Tiglio oltre a pianta d'ornamento è anche utilissima; ottimo il suo legno per lavori fini di intaglio e di tornio; preferito il suo carbone per la polvere da fucile e per disegno; le foglie desiderato pascolo per il bestiame; la sottocorteccia (libro) utile a far corda talchè si dissero tigliacee tutte le piante da cui si cava filato come il Lino e le Canape; il suo fiore è calmante e sudorifero( ... ) Note apistiche - Prezioso il Tiglio per il suo miele profumato, delicato e limpido, è però di difficile granulatura. Oltre al miele, questa pianta dà copiosa rugiada melata.
Noi raccomandiamo il tiglio all'apicoltore, né lo scoraggi il pensiero che bisogna aspettare varj anni prima che fiorisca, poiché una volta che comincia a fiorire, continua senza interruzione ogni anno aumentando il numero dei fiori che è sempre stragrande.
Ricorderemo ancora che la grandiflora fiorisce un po' più tardi della parviflora, onde converrà coltivarne un po' di una sorte e un po' dell'altra. Uniamo la figura, di un ramoscello di Tiglio in fiore, ad onta che siamo persuasi che ogni apicoltore conosca, già perfettamente questa pianta".

Dal libro "Flora nettarifera" di L. Fossati - edizioni "L'apicoltore d'Italia” - 1971

"Quando portai le api a Pinarolo (paesino vicino a Broni dell'Oltrepò Pavese, N.d.R.), non vi erano tigli; dapprima non diedi importanza al fatto, ma quando due anni diversi osservai che le mie api in giugno, correvano il rischio di morire di fame e si succhiavano la covata scoperta, incominciai a preoccuparmi di fornire loro un pascolo di prima estate. Fissai pertanto la mia attenzione sul tiglio, che fiorisce a giugno. A questo proposito ricordo che scrivendo del tiglio, tempo addietro, avevo espresso dubbi circa le qualità nettarifere, ma mi sono dovuto ricredere. Interessai al problema di procurare al nostro paese un patrimonio arboreo di utilità apistica, sia le Autorità comunali, che le Forestali; trovai molta comprensione e pieno appoggio alla mia opera di diffusione di specie nettarifere e pollinifere; così che le piazze ed i viali di Pinarolo, un tempo spogli ed assolati, sono oggi, ricchi di tigli, aceri e pruni ed altre specie vegetali; mentre le montagne, particolarmente in Val Staffora, sono rimboschite delle stesse specie, oltre alla robinia, e gli apicoltori ne godono per loro fortuna l'utilità…."

 



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