STORIA

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STORIA

Paganini - disegno di Maclise
Niccolò Paganini
(stampa di Daniel Maclise, 1806-1870)

 

 

 


Un concerto di Nicolò Paganini a Piangipane
di Luisa Faenzi

E' un piccolo episodio inedito che rievochiamo nel primo centenario della morte: il concerto riservato a pochi fortunati, dato dal Paganini in una villa sperduta nell'agro ravennate in una sera di festa all'inizio dell'autunno. Niccolò Paganini conosce già i trionfi, conosce il gran pubblico. Appena ventiseienne era già grande concertista, dalla nativa Genova e da Parma ospitale aveva percorso le città della Lombardia, della Toscana e la capitale dell'Emilia, ma non aveva ancora conseguito quella fama mondiale che gli diedero poi le metropoli di Francia e di Germania e specialmente il pubblico raffinatissimo di Vienna.
Siamo nel 1810. Il Paganini viene in Romagna lasciando per un breve periodo la corte di Elisa Baciocchi che nel 1809 era divenuta Granduchessa di Toscana e aveva fissato la sua dimora a Firenze. La fama del giovane artista è arrivata anche da noi: ed egli attraversa l'Appennino e in una sera di fine estate affronta per la prima volta il pubblico romagnolo. Bologna, Cesena, Rimini, Forlì, Faenza, Imola s'entusiasmano e lo acclamano. La sera del 18 settembre si trova a Forlì: Giuseppe Caletti nella sua cronaca manoscritta ci dà la notizia: «Un sublime suonatore di violino, nominato Niccolò Paganini, genovese, onorò il nostro Teatro la sera del 18 settembre 1810. Questo uomo incomparabile suonò tre concerti, due con quattro corde ed uno col solo basso. II nuovo modo di tirar l'arco e di tenere l'istrumento sorprese: la delicatezza, la grazia, l'armonia, la vibrazione, l'eccellenza del suono incantano. ll teatro era pieno e gli applausi furono reiterati ed immensi. Fu sentito altre due sere con la stessa ammirazione e stupore. Un suonatore così grande forse non si sentirà mai più». L'impressione destata nel pubblico dovette infatti essere enorme. Non conosciamo il programma del concerto forlivese; ma non è da escludere che il pezzo più importante fosse quella suonata Napoleone sulla quarta corda scritta ed eseguita per interpretare un desiderio della Principessa Elisa. A Forlì il Paganini si trattenne una sera di più, forse perché nel frattempo aveva chiesto di poter dare due esecuzioni, il 20 e il 21 settembre, nel teatro comunale di Lugo, trattovi certamente dalla fama di città musicale che aveva Lugo in quel tempo e forse anche dall'affluenza di gente in quei giorni di fiera. La fiera di Lugo nel settembre era celebre in Romagna non meno di quella di Sinigaglia. Per questa fiera, cessata circa l'anno 1880, come informa il dott. Michele Rossi, fu costruito il Pavaglione.
Con altri clamorosi divertimenti vi si faceva la stagione d'opera, affidata sempre a cantanti di cartello. Il Paganini fece la sua richiesta: «20 settembre (1810). N. 3238. Paganini professore di violino in Lugo. Dimanda il permesso di dare in Teatro due Accademie pei giorni 20-21 corrente trattenendosi in questo Comune per qualche tempo». Il rescritto è negativo: «Non si fa luogo alla domanda massime per essere questa sera destinata alla recita dell'Opera». Ma l'artista insiste: «20 detto. N. 3249. Paganini Nicolò in Lugo. Dimanda il permesso di fare in questo Teatro Comunale un'Accademia vocale e Istromentale per questa sera». «21 settembre. Sentita la Deputazione sul Teatro. Si accorda il Teatro al Petente, all'effetto di dare per questa sera un'Accademia vocale e Istromentale ritenuto a suo carico le spese relative ed a condizione che per la conservazione dell'ordine e tranquillità vi assista la forza pubblica».
E' evidente che si aveva, chissà perché? l'intenzione diretta di opporgli un rifiuto. Sono infatti nei rescritti taciute le ragioni; per la prima sera si trova il ripiego della recita, ma per la seconda sera, quando il teatro è libero, gli si addossano le spese, e si pretende che la forza pubblica assista al concerto. La fama a «diabolica» aveva messo nel cuore del Podestà qualche preoccupazione? Comunque l'affronto non fu tollerato, ed il maestro abbandonò senz'altro la città. II dott. Michele Rossi nei suoi Cento anni di storia del teatro di Lugo scrive che nell'anno 1813 «rimase memorabile il grande concerto del prodigioso violinista di fama universale Niccolò Paganini che eseguì, fra l'altro, nel fanatismo dei fortunati uditori il Carnevale di Venezia, le Streghe, il Moto Perpetuo». Nelle cronache manoscritte del tempo che si conservano nella Biblioteca Trisi non si hanno notizie della venuta del Paganini a Lugo nè nel 1810, nè nel 1813. D'altra parte non sembra credibile che il celebre violinista andasse nel 1813 a prendersi nobile vendetta dell'offesa subita col rifiuto di tre anni prima! Poco redditizio, in complesso, dovette riuscirgli il giro artistico per le città di Romagna: un giro che, dopo lo smacco lughese, s'impaludava nella borgata di Piangipane.
La frazione di Piangipane a pochi chilometri da Ravenna ha, oltre l'abitato e la chiesa, oggi di scarso interesse all'infuori del campanile, una grande villa, «La Camera», antico possedimento dell'Abbazia di S. Vitale, poi del conte Pietro Cappi, e dal 1828 proprietà del nostro Seminario Arcivescovile. Forse l'appellazione di «La Camera» nacque da una certa uniformità nell'aspetto dell'edificio, prima che alla sopraelevazione centrale, che formava una specie di attico, fosse aggiunto un altro piano. Ora ecco che Nicolò Paganini ritorna da Lugo: sta per riprendere la via della Toscana, quando il conte Pietro gli offre ospitalità. Nella villa c'è festa: è l'ultima domenica di settembre, e nella chiesa parrocchiale si solennizza l'Addolorata. Il Cappi vuole offrire ai suoi invitati un trattenimento d'eccezione, e prega il violinista, che suona per un piccolo pubblico nella villa e accontenta anche l'arciprete don Giovanni Battista Melandri, eseguendo qualche pezzo durante la funzione. Pompeo Raisi nel suo Giornale ci dà la notizia abbastanza diffusamente: «Settembre 1810, 23. Il celebre e non mai lodato abbastanza Niccolò Paganini di Genova, il Massimo fra i Suonatori di violino, e sorprendente ritornando da Lugo, e passato da Piangipane si è fermato in casa Cappi, giorno in cui il Sig. Pietro faceva sontuosa Festa nella Chiesa di detta Pieve, però si è esibito di suonarvi un concerto, che ha eseguito in modo da non potersi mai immaginare e la sera ha data una piccola Accademia nella quale in modo ammirabile si è distinto. E' adesso in età di 27 anni, e pensa di andare a Londra: se ciò eseguisce diventerà un portento avendo un'anima del tutto armonica e una tale disposizione che un Genio può chiamarsi e non un suonatore».
Il Raisi, che aveva la sua villa in Godo a quattro chilometri da Piangipane, fu certamente fra gli ascoltatori, per quanto è lecito arguire dalle sue stesse parole. Come poi avvenisse quell'incontro fra Niccolò Paganini e la famiglia Cappi è impossibile precisare.
Il conte Pietro, appartenente a famiglia oriunda di Bologna e nato a Bologna egli stesso nel 1766, era stato vice-tesoriere di Romagna (essendo tesoriere il padre), e aveva tenuto, e tenne di poi, con «zelo e lode» dice l'Uccellini cariche onorevoli in diversi rami amministrativi; fra l'altro, fu amministratore della Tesoreria dell'Emilia per Ravenna nel 1797, sotto la Cisalpina, delle R. I. Finanze di Romagna nel 1799 (segno che tutti i governi gli prestavano fiducia); id. delle saline di Cervia; delegato governativo sotto la Repubblica Italiana, Ispettore generale di finanza nel 1814, ecc. Il Cappi era «fautore di arti e cultore della musica», come scrive il figlio Alessandro. L'Uccellini conferma che egli «predilesse le arti e gli artisti» e «seppe di musica »(In quegli anni faceva parte della direzione teatrale). L'Uccellini ricorda anche i suoi modi affabili e l'animo cortese, e la munificenza verso i poveri. Acquistò nel 1808 la chiesa soppressa di S. Agnese, e donò i marmi dell'altare maggiore all'arciprete di Piangipane, che ne abbellì la sua chiesa. Dal matrimonio del conte Pietro colla contessa Teresa Lovatelli nacquero quattro figli, due dei quali, Nicola e Filippo, ebbero alti gradi nelle armate napoleoniche, e il secondo fu prigioniero per sette anni in Russia; Alessandro fu bibliotecario della Classense, segretario dell'Accadernia di Belle Arti, scrittore e storico dell'arte, e Cesare esimio suonatore di flauto e più tardi professore nell'Accademia filarmonica di Ravenna. La musica era dunque fra le arti più apprezzate nella tradizione della famiglia Cappi.
Il concerto del Paganini fu eseguito senza dubbio al primo piano nell'ampio salone rettangolare a cui dà luce il grande balcone della facciata sopra il portale d'ingresso.
Così la rurale Piangipane ebbe quell'onore che Lugo aveva rifiutato e che non toccò nemmeno a Ravenna. Che cosa avranno detto i buoni villici quando videro apparire la figure magra allampanata del «mago del violino con quei capelli neri che gli scendevano a bioccoli sulle spalle, quel naso aquilino, quel mento sporgente? Ma gli occhi dominavano sfavillando e, naturalmente, il prodigio incatenò gli animi.



Cenni Storici
Chiesa di Piangipane (Ravenna)