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Un concerto
di Nicolò Paganini a Piangipane
di Luisa Faenzi
E' un piccolo episodio inedito che rievochiamo
nel primo centenario della morte: il concerto riservato
a pochi fortunati, dato dal Paganini in una villa sperduta
nell'agro ravennate in una sera di festa all'inizio dell'autunno.
Niccolò Paganini conosce già i trionfi, conosce
il gran pubblico. Appena ventiseienne era già grande
concertista, dalla nativa Genova e da Parma ospitale aveva
percorso le città della Lombardia, della Toscana
e la capitale dell'Emilia, ma non aveva ancora conseguito
quella fama mondiale che gli diedero poi le metropoli di
Francia e di Germania e specialmente il pubblico raffinatissimo
di Vienna.
Siamo nel 1810. Il Paganini viene in Romagna lasciando per
un breve periodo la corte di Elisa Baciocchi che nel 1809
era divenuta Granduchessa di Toscana e aveva fissato la
sua dimora a Firenze. La fama del giovane artista è
arrivata anche da noi: ed egli attraversa l'Appennino e
in una sera di fine estate affronta per la prima volta il
pubblico romagnolo. Bologna, Cesena, Rimini, Forlì,
Faenza, Imola s'entusiasmano e lo acclamano. La sera del
18 settembre si trova a Forlì: Giuseppe Caletti nella
sua cronaca manoscritta ci dà la notizia: «Un
sublime suonatore di violino, nominato Niccolò Paganini,
genovese, onorò il nostro Teatro la sera del 18 settembre
1810. Questo uomo incomparabile suonò tre concerti,
due con quattro corde ed uno col solo basso. II nuovo modo
di tirar l'arco e di tenere l'istrumento sorprese: la delicatezza,
la grazia, l'armonia, la vibrazione, l'eccellenza del suono
incantano. ll teatro era pieno e gli applausi furono reiterati
ed immensi. Fu sentito altre due sere con la stessa ammirazione
e stupore. Un suonatore così grande forse non si
sentirà mai più». L'impressione destata
nel pubblico dovette infatti essere enorme. Non conosciamo
il programma del concerto forlivese; ma non è da
escludere che il pezzo più importante fosse quella
suonata Napoleone sulla quarta corda scritta ed eseguita
per interpretare un desiderio della Principessa Elisa. A
Forlì il Paganini si trattenne una sera di più,
forse perché nel frattempo aveva chiesto di poter
dare due esecuzioni, il 20 e il 21 settembre, nel teatro
comunale di Lugo, trattovi certamente dalla fama di città
musicale che aveva Lugo in quel tempo e forse anche dall'affluenza
di gente in quei giorni di fiera. La fiera di Lugo nel settembre
era celebre in Romagna non meno di quella di Sinigaglia.
Per questa fiera, cessata circa l'anno 1880, come informa
il dott. Michele Rossi, fu costruito il Pavaglione.
Con altri clamorosi divertimenti vi si faceva la stagione
d'opera, affidata sempre a cantanti di cartello. Il Paganini
fece la sua richiesta: «20 settembre (1810). N. 3238.
Paganini professore di violino in Lugo. Dimanda il permesso
di dare in Teatro due Accademie pei giorni 20-21 corrente
trattenendosi in questo Comune per qualche tempo».
Il rescritto è negativo: «Non si fa luogo alla
domanda massime per essere questa sera destinata alla recita
dell'Opera». Ma l'artista insiste: «20 detto.
N. 3249. Paganini Nicolò in Lugo. Dimanda il permesso
di fare in questo Teatro Comunale un'Accademia vocale e
Istromentale per questa sera». «21 settembre.
Sentita la Deputazione sul Teatro. Si accorda il Teatro
al Petente, all'effetto di dare per questa sera un'Accademia
vocale e Istromentale ritenuto a suo carico le spese relative
ed a condizione che per la conservazione dell'ordine e tranquillità
vi assista la forza pubblica».
E' evidente che si aveva, chissà perché? l'intenzione
diretta di opporgli un rifiuto. Sono infatti nei rescritti
taciute le ragioni; per la prima sera si trova il ripiego
della recita, ma per la seconda sera, quando il teatro è
libero, gli si addossano le spese, e si pretende che la
forza pubblica assista al concerto. La fama a «diabolica»
aveva messo nel cuore del Podestà qualche preoccupazione?
Comunque l'affronto non fu tollerato, ed il maestro abbandonò
senz'altro la città. II dott. Michele Rossi nei suoi
Cento anni di storia del teatro di Lugo scrive che
nell'anno 1813 «rimase memorabile il grande concerto
del prodigioso violinista di fama universale Niccolò
Paganini che eseguì, fra l'altro, nel fanatismo dei
fortunati uditori il Carnevale di Venezia, le Streghe, il
Moto Perpetuo». Nelle cronache manoscritte del tempo
che si conservano nella Biblioteca Trisi non si hanno notizie
della venuta del Paganini a Lugo nè nel 1810, nè
nel 1813. D'altra parte non sembra credibile che il celebre
violinista andasse nel 1813 a prendersi nobile vendetta
dell'offesa subita col rifiuto di tre anni prima! Poco redditizio,
in complesso, dovette riuscirgli il giro artistico per le
città di Romagna: un giro che, dopo lo smacco lughese,
s'impaludava nella borgata di Piangipane.
La frazione di Piangipane a pochi chilometri da Ravenna
ha, oltre l'abitato e la chiesa, oggi di scarso interesse
all'infuori del campanile, una grande villa, «La Camera»,
antico possedimento dell'Abbazia di S. Vitale, poi del conte
Pietro Cappi, e dal 1828 proprietà del nostro Seminario
Arcivescovile. Forse l'appellazione di «La Camera»
nacque da una certa uniformità nell'aspetto dell'edificio,
prima che alla sopraelevazione centrale, che formava una
specie di attico, fosse aggiunto un altro piano. Ora ecco
che Nicolò Paganini ritorna da Lugo: sta per riprendere
la via della Toscana, quando il conte Pietro gli offre ospitalità.
Nella villa c'è festa: è l'ultima domenica
di settembre, e nella chiesa parrocchiale si solennizza
l'Addolorata. Il Cappi vuole offrire ai suoi invitati un
trattenimento d'eccezione, e prega il violinista, che suona
per un piccolo pubblico nella villa e accontenta anche l'arciprete
don Giovanni Battista Melandri, eseguendo qualche pezzo
durante la funzione. Pompeo Raisi nel suo Giornale ci dà
la notizia abbastanza diffusamente: «Settembre 1810,
23. Il celebre e non mai lodato abbastanza Niccolò
Paganini di Genova, il Massimo fra i Suonatori di violino,
e sorprendente ritornando da Lugo, e passato da Piangipane
si è fermato in casa Cappi, giorno in cui il Sig.
Pietro faceva sontuosa Festa nella Chiesa di detta Pieve,
però si è esibito di suonarvi un concerto,
che ha eseguito in modo da non potersi mai immaginare e
la sera ha data una piccola Accademia nella quale in modo
ammirabile si è distinto. E' adesso in età
di 27 anni, e pensa di andare a Londra: se ciò eseguisce
diventerà un portento avendo un'anima del tutto armonica
e una tale disposizione che un Genio può chiamarsi
e non un suonatore».
Il Raisi, che aveva la sua villa in Godo a quattro chilometri
da Piangipane, fu certamente fra gli ascoltatori, per quanto
è lecito arguire dalle sue stesse parole. Come poi
avvenisse quell'incontro fra Niccolò Paganini e la
famiglia Cappi è impossibile precisare.
Il conte Pietro, appartenente a famiglia oriunda di Bologna
e nato a Bologna egli stesso nel 1766, era stato vice-tesoriere
di Romagna (essendo tesoriere il padre), e aveva tenuto,
e tenne di poi, con «zelo e lode» dice l'Uccellini
cariche onorevoli in diversi rami amministrativi; fra l'altro,
fu amministratore della Tesoreria dell'Emilia per Ravenna
nel 1797, sotto la Cisalpina, delle R. I. Finanze di Romagna
nel 1799 (segno che tutti i governi gli prestavano fiducia);
id. delle saline di Cervia; delegato governativo sotto la
Repubblica Italiana, Ispettore generale di finanza nel 1814,
ecc. Il Cappi era «fautore di arti e cultore della
musica», come scrive il figlio Alessandro. L'Uccellini
conferma che egli «predilesse le arti e gli artisti»
e «seppe di musica »(In quegli anni faceva parte
della direzione teatrale). L'Uccellini ricorda anche i suoi
modi affabili e l'animo cortese, e la munificenza verso
i poveri. Acquistò nel 1808 la chiesa soppressa di
S. Agnese, e donò i marmi dell'altare maggiore all'arciprete
di Piangipane, che ne abbellì la sua chiesa. Dal
matrimonio del conte Pietro colla contessa Teresa Lovatelli
nacquero quattro figli, due dei quali, Nicola e Filippo,
ebbero alti gradi nelle armate napoleoniche, e il secondo
fu prigioniero per sette anni in Russia; Alessandro fu bibliotecario
della Classense, segretario dell'Accadernia di Belle Arti,
scrittore e storico dell'arte, e Cesare esimio suonatore
di flauto e più tardi professore nell'Accademia filarmonica
di Ravenna. La musica era dunque fra le arti più
apprezzate nella tradizione della famiglia Cappi.
Il concerto del Paganini fu eseguito senza dubbio al primo
piano nell'ampio salone rettangolare a cui dà luce
il grande balcone della facciata sopra il portale d'ingresso.
Così la rurale Piangipane ebbe quell'onore che Lugo
aveva rifiutato e che non toccò nemmeno a Ravenna.
Che cosa avranno detto i buoni villici quando videro apparire
la figure magra allampanata del «mago del violino
con quei capelli neri che gli scendevano a bioccoli sulle
spalle, quel naso aquilino, quel mento sporgente? Ma gli
occhi dominavano sfavillando e, naturalmente, il prodigio
incatenò gli animi.
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