GENEALOGIA

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Famiglia patrizia ravennate nota fin dal 1169 quali guelfi accaniti, furono fatti visconti dagli arcivescovi di Ravenna e si affermarono notevolmente. Oscure sono le loro origini, probabilmente abitavano nel castello di Polenta vicino a Bertinoro, appartenente agli arcivescovi di Ravenna e da questi concesso al monastero di S. Giovanni Evangelista; da quel castello presero il nome. Il primo di cui abbiamo notizia e del quale conosciamo solo il nome è Guido. Il figlio di Guido, Geremia nel 1168-70 prende parte alla guerra combattuta tra Forlì e Faenza per il possesso di Castiglione, posto tra le due città. Il 6 agosto 1182 il monastero di S. Giovanni Evangelista concede a Geremia e al fratello Lamberto, il castello di Polenta. Maggiore importanza i Da Polenta prendono fin dall’inizio del secolo XIII e, come funzionari della curia arcivescovile, ottengono molte altre concessioni, entrano nel consiglio generale del Comune, durante le vacanze della sede arcivescovile partecipano, insieme ad altri, alla invasione e manomissione dei beni della Chiesa e prendono parte a diversi avvenimenti politici. Nel 1240 hanno già raggiunto una posizione di primo piano, sono fra i principali seguaci dei Traversari e, nel 1253 quando la città torna sotto il diretto controllo dell’arcivescovo Filippo, Geremia e Lamberto vengono relegati in Puglia. Rientrati a Ravenna nel 1248 si intensifica la loro partecipazione alla vita pubblica, entrano nei consigli del Comune, hanno raggiunto una notevole fama, tanto da essere nominati Podestà in altri centri, anche dei maggiori come Milano; sono scelti quali arbitri nella controversia fra i Malatesta e gli Omodei di Rimini, ma soprattutto riprendono l’antico posto nell’amministrazione dei beni arcivescovili e sono costantemente a fianco dell’arcivescovo Filippo, acquistando così una influenza sempre maggiore nelle vicende della città. Nel 1270 alla morte dell’arcivescovo Filippo (18 settembre) incominciano dei contrasti tra le varie famiglie e soprattutto tra i Da Polenta e i Traversari. I Da Polenta sono ora divisi in due rami, a capo dei quali si trovano i due cugini Guido Riccio o Maggiore ( ? -1293) figlio di Alberico, e Guido Minore figlio di Lamberto. I contrasti fra di loro vennero momentaneamente superati con un compromesso che assegnava a Guido Riccio la signoria su Comacchio e a Guido Minore quella su Ravenna. Ma ben presto gli urti ripresero e Guido Riccio coi figli passò dalla parte dei Traversari. La città passò nelle loro mani nel 1275 quando Guido detto il Minore o il Vecchio ( ? -1310) si impose quale signore. Il passaggio fu provocato dalla cacciata da Bologna dei ghibellini Lambertazzi ad opera dei guelfi Geremei; l’avvenimento offrì a Guido da Montefeltro l’occasione propizia per avere il dominio di Forlì, la presa successiva di Cervia, circa a metà strada fra Ravenna e Rimini, mise sulla difesa i Malatesti e i Polentani che si coalizzano contro il Montefeltro. Guido minore, con l’aiuto della cavalleria inviatagli dal Malatesta ottiene il predominio sulla città; per l’aiuto prestato dai Malatestiani, Francesca, figlia di Guido minore, venne data in sposa a Gianciotto Malatesta. La preminenza di Guido minore non poteva andar bene ai Traversari, i quali iniziarono subito la lotta, ma vengono sconfitti e devono abbandonare la città. Guido Minore prende parte a tutte le vicende romagnole stando sempre a fianco del nuovo arcivescovo Bonifacio Fieschi dei c. di Lavagna. Nel 1282 si ha l’offensiva, capitanata dal nuovo papa Martino IV contro Guido da Montefeltro: ne segue la resa di Cervia che passa sotto al dominio dei Polentani. Nel 1285 fu nominato capitano della Taglia guelfa toscana, nel 1290 podestà di Firenze. Nel frattempo però la presenza dell’arcivescovo e dei Polentani creò difficoltà nel governo di Ravenna, in seguito si giunse ad un’aperta ostilità nei confronti di Roma. Nella metà del 1289 il nuovo rettore Stefano Colonna fu imprigionato dai fratelli Ostasio e Lamberto Da Polenta che, in assenza del padre Guido (podestà a Firenze) e del fratello Bernardino (podestà a Milano), governavano la città. Dopo vari tentativi al pontefice non rimane altro che nominare un nuovo rettore nella persona di Ildebrandino dei conti di Romena, vescovo di Arezzo. Nel 1293, con la morte di Guido Riccio al dominio dei Polentani di Ravenna si aggiunge anche Comacchio. Guido Minore ebbe tre figli: Lamberto e Bernardino, che gli succedettero nella signoria, e Francesca. Più nota col nome di Francesca da Rimini ( ? -1283), si suppone che, circa ventenne, suo padre la diede in sposa a Gianciotto Malatesta, unione che doveva avvicinare le due famiglie politicamente, la cui alleanza durerà anche dopo il suo omicidio e in seguito fino alla caduta di potenza da parte delle due famiglie. Dal suo matrimonio nascono due figli: Concordia e Francesco (che però morirà ancora infante). Non si hanno notizie certe sul suo carattere e aspetto, alcuni scritti la definiscono bella, formosa e bionda, ma anche questi testi non hanno, probabilmente, nessuna veridicità storica. Non si sà in quale periodo della sua vita coniugale iniziò la sua relazione col cognato Paolo Malatesta (a sua volta già sposato con Orabile Beatrice dei conti di Giaggiolo), molto probabilmente però questa durava già da tempo quando lei e l’amante furono uccisi da Gianciotto. L’uxoricidio non fece scalpore all’epoca, e non ci sarebbe pervenuto nessun documento se Dante non avesse immortalato i due amanti nello ”Inferno”, gesto che gli valse le simpatie del signore di Ravenna Guido II Novello.
Nel 1302 Bernardino Da Polenta ( ? -1313), podestà di Cervia, è in guerra con Cesena, a proposito del progetto cesenate per il porto di Cesenatico, guerra che terminò nel 1305; nel 1303 partecipa alla seconda guerra del Mugello, mossa dai Bianchi contro Firenze, e alla alleanza contro il giovane Azzo VIII, signore di Ferrara, nel 1308. Di lì a presso viene nominato podestà di Ferrara, carica che regge per solo otto giorni (per non aver appoggiato gli alleati che avevano reso possibile questo suo incarico); Bernardino riprese le ostilità contro Cesena e riesce infine a diventarne podestà nel 1309. Nel 1312, insieme al nuovo rettore di Ravenna Roberto d’Angiò re di Napoli, partecipa alla lotta contro l’imperatore Enrico VII, e si impadronisce del castello di Leccio sulla destra dell’Arno, della torre di Bandinello sopra Incisa e infine di Ganghereto. In compenso i fiorentini lo nominano podestà e fu durante questa carica che venne a morte il 22 aprile 1313.
Dopo la morte del padre Guido e di Bernardino, Lamberto ( ? -1316) rimane solo al dominio di Ravenna; nel 1316 gli succedette il figlio Guido da Polenta detto il Novello o il Giovane ( ? -1330), che tenne la signoria di Ravenna fino alla primavera del 1322 (cioè fino ad un anno dopo la morte di Dante) quando andò capitano del popolo a Bologna. Egli lasciò la città al fratello Rinaldo ( ? -1322) eletto arcivescovo, ma non ancora confermato dal pontefice. Quando nel settembre Guido stava per terminare il suo ufficio e si preparava a ritornare a Ravenna, il 20 di quel mese Ostasio, tendendo un tranello al cugino Rinaldo, entra con i suoi armati in città, penetra con gli sgherri nell’arcivescovado, uccide Rinaldo e si impadronisce della signoria di Ravenna, che gli rimase nonostante tutti i tentativi fatti da Guido Novello per riprendere il potere di un tempo. Guido fu uomo di larghe vedute, aveva sposato Caterina Malvicini nipote di Ruggero c. di Bagnacavallo, fu protettore dei letterati e poeta egli stesso. La sua corte era frequentata da quanti, in quel tempo, furono notevoli nell’arte e nelle lettere. Di lui fu ospite Dante a più riprese fra il 1316 e il 1321, e svolse per il principe anche attività politica, come quando andò, per suo incarico, quale ambasciatore a Venezia. Furono per il poeta dei periodi di requie dopo tanto angoscioso ramingare, anche se furono assai più brevi di quanto comunemente si creda (che la morte di Dante sia avvenuta a Ravenna è dovuto unicamente al fortuito caso che ivi il Poeta si ammalò, di ritorno dalla suddetta ambasceria).
Ostasio ( ? -1346), succeduto in maniera violenta a Guido Novello, ambiva ad avere l’esclusivo dominio su Cervia, allora esercitato in comune con lo zio Bannino, e non esita a far subire a questi la stessa sorte di Rinaldo. Nel 1325 suscita una rivolta in Cervia : Bannino spaventato si reca a Ravenna, insieme al figlio Guido, ma qui ambedue vengono fatti uccidere. Da allora la maggiore preoccupazione di Ostasio fu quella di arricchirsi in qualsiasi modo, di destreggiarsi di fronte ai legati pontifici, passando successivamente dalla ribellione alla conciliazione e alla cooperazione alle loro imprese, e di dare la sistemazione giuridica alla sua signoria col titolo di Vicario della Chiesa. Nello stesso tempo egli dispose la compilazione di un nuovo statuto di Ravenna, col quale venivano creati tutti gli organi della signoria. Ad Ostasio, morto il 14 novembre 1346 successe il figlio Bernardino ( ? -1359), che nel 1347 rimase solo signore, dopo aver fatto morir di fame nelle carceri di Cervia i fratelli Lamberto ( ? -1347) e Pandolfo( ? -1347). Morto il 14 novembre 1359, la signoria passò al figlio Guido ( ? -1389), uomo mite e pacifico, che riaperse le porte a molti di quelli che si erano fatti consiglieri e ministri delle sevizie passate. Per consolidare la sua signoria ricorse al metodo frequentemente seguito, quello di imparentarsi con vari signori: lui stesso prende in moglie Elisa degli Estensi (1337-1381) figlia di Obizzo III d’Este, e delle sue figlie: Samaritana nel 1378 contrasse matrimonio con Antonio della Scala, signore di Verona; Lisa con Astorgio I Manfredi, signore di Faenza; Alda con Nicolò Casali, signore di Cortona; Beatrice con Alberico da Barbiano (1344-1406), conte di Cunio; Eletta con francesco Gonzaga, Licinia con Venazio Varano, signore di Camerino. A loro volta anche i maschi contrassero matrimoni politici: Bernardino con Lucia di Cansignorio Della Scala; Ostasio II ( ? -1396) con Caterina del Carretto; Obizzo con Lisa Manfredi, poi con Lisa Malatesti; Aldobrandino con un’altra Manfredi. Nel dicembre 1389 Guido venne gettato in carcere dai figli e lasciato morire di fame. In un primo tempo governarono insieme Ostasio, Obizzo, Pietro ( ? -1404) e Aldobrandino, poi nel 1405, dopo che i fratelli, uno dopo l’altro e non senza sospetto di morte violenta, erano scomparsi, Obizzo ( ? -1431) rimane solo signore di Ravenna. Da tempo le sorti della città dipendevano da Venezia, i cui voleri i Polentani dovevano seguire. Obizzo continuò la tradizione, anzi fece di più: cedette senz’altro la città ai Veneziani. Nel 1404 si impegna con questi a prestare ogni aiuto nella lotta contro il marchese d’Este, e nello stesso anno milita sotto le bandiere veneziane nella guerra contro i carraresi; viene fatto prigioniero ed ottiene il riscatto dietro ill pagamento di ottomila ducati. Due anni dopo, nel dicembre del 1406, temendo forse che la sua signoria venisse travolta nelle agitate vicende provocate dallo Scisma di Occidente, richiese a Venezia l’invio di un podestà e la protezione per sé e i suoi figli maschi legittimi e naturali e i loro discendenti. Qualora egli e i suoi figli fossero morti senza eredi maschi, prometteva il suo stato e i suoi beni alla Repubblica. Frattanto dalla prima moglie ha un figlio, Ostasio ( ? - ? ), e allora Obizzo con testamento del 20 giugno 1410 nomina esecutori i procuratori di S. Marco e istituisce erede il figlio con la condizione che mai si allontani da Venezia. Morto Obizzo il 31 gennaio 1431, Venezia invia un provveditore per vigilare sul giovane Ostasio, che così era signore più di nome che di fatto.
Nel 1438 Nicolò Piccinino, che era al soldo del duca di Milano, dopo essersi impadronito di Bologna, invade il territorio Ravennate e costringe Ostasio a passare dalla parte dei Visconti e ad abbandonare i veneziani. Fu un avvertimento che segnò la fine della signoria polentana. I veneziani, padroni del mare, inviarono forze che si impadronirono senza ostacoli della città, e nel febbraio 1441 decisero di prenderne direttamente il dominio. Ostasio con la moglie ed il figlio vennero relegati nell’isola di Candia. E così termina dopo 166 anni la signoria dei Polentani su Ravenna.



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