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Falconeria
di Wicca - ottobre 2003
Gentili Dame e Cavalieri,
ho lonore di presentare alle Signorie Vostre langolo
del Falconiere.
In questo luogo potrete scoprire tutti i segreti di questa
nobile arte ed apprezzare la maestria richiesta per addestrare
questi splendidi e nobili volatili.
Larte della falconeria risale a molte migliaia di anni
orsono, quando luomo comprese che era più facile
cacciare certe prede con lutilizzo di animali, che potessero
aiutarlo e fossero in grado di sopperire alle mancanze delluomo.
Arduo, o Signori, è il definire dove nacque la falconeria.
Gli storici ed appassionati hanno cercato di ricostruire il
percorso dellintesa fra uomo e rapace, trovandone notizia
nelle vestigia delle antiche civiltà.
La più antica testimonianza sulla falconeria risale
ad 800 anni prima della nascita di Nostro Signore, grazie
a quanto lasciato da un sovrano cinese. In questa epoca, la
Cina era molto più avanzata, rispetto allEuropa
e al Medio Oriente, nelladdomesticamento degli animali.
Molti reperti (disegni e dipinti) risalenti alla dinastia
Hang (206 a.C.) ci mostrano scene di caccia con il falco.
Non dobbiamo dimenticare che Chang-an (attuale Xian)
ha rappresentato, sotto la dinastia Hang, un fiorente commercio
con lestero: da quella città partirono carovane
per molte parti del mondo allora conosciuto. In questo modo,
la falconeria si diffuse soprattutto nel mondo arabo ed in
Europa, attraverso le vie che percorrevano la Russia, anche
grazie alle invasioni degli Unni, abili nella
caccia con il falco.
Agli albori dellEra Cristiana si occupano di falconeria
persino alcuni Concili. Nel 506 il Concilio di Agda stabilisce
che gli ecclesiastici non possono occuparsi di caccia con
i rapaci e la medesima regola viene ribadita nei Concili di
Epaon (anno 517) e Macon (anno 585).
Anche i longobardi inseriranno, in seguito, regole sulla falconeria
nella loro legislazione e Carlo Magno stabilì regole
precise sulla detenzione dei falconi:
ad esempio, pubblicò un editto dove venne stabilito
che il furto di uno di questi rapaci addestrato comportava
una sanzione e la consegna, al derubato, di un falco di eguale
bravura. Precisiamo che, ovviamente, la caccia con i rapaci
è un privilegio che spettava alle classi nobiliari,
in quanto detenerlo e addestrarlo richiedeva tempo e denaro.
Le tecniche di addestramento più raffinate furono apprese
dagli arabi, in particolare durante le Crociate, come luso
del cappuccio (diverso dallattuale, ma con le stesse
funzioni), invece della cigliatura, operazione molto dolorosa
per lanimale.
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In
Italia la falconeria si estese soprattutto grazie ad arabi,
normanni e svevi:
queste ultime due popolazioni si unirono e nacque quello
che ancora oggi viene considerato il massimo esponente della
falconeria: limperatore Federico II di Svevia (1194-1250).
Nei prossimi mesi, in questo spazio, metteremo a confronto
le moderne tecniche di questarte con quelle da lui
descritte nel suo libro, il De arte venandi cum avibus,
ancor oggi considerato una Bibbia da tutti gli esperti.
Quello fu, sicuramente, uno dei periodi di maggior lustro
per questarte, tanto che alcuni dei nostri maggiori
poeti richiamarono nelle loro opere la falconeria.
Brunetto Latini, nel suo Tesoro, forniva alcune
nozioni di falconeria, mentre Dante Alighieri, nostro sommo
poeta, verseggiava:
Lanima che corre al richiamo
si assomiglia al falcone che vola al logoro
quale il falcone che al piè il mira
indi si volge al grido e si protende
per lo desio del pasto che là il tira.
Lo spirito disdegnoso si paragona al falcone disilluso
come il falcon, chè stato assai sullali
che senza veder logoro od uccello
fa dire al falconiere Oimè tu cali
discende basso onde si mosse snello
per cento ruote e da lungi si pone
del suo maestro disdegnoso e fello
Nel Medioevo altri si interessarono di falconeria,
ma ne parleremo in seguito.
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