CORVO

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Tradizioni, curiosità e leggende

MITI
di Saille

Da sempre il corvo ha occupato un posto importante nell’immaginario umano, acquisendo connotazioni talvolta opposte, sia positive che negative.
Per centinaia di migliaia di anni il Corvo, il latore di sogni, è stato il più grande degli Dei, colui che portò la civiltà ai popoli dell'era paleolitica. In numerose incisioni realizzate su avorio di mammut e ritrovate tra l’Europa e il vicino est, la Dea viene raffigurata con tratti d’uccello: zampe con tre dita artigliate e una faccia con il becco.
Quando 10.000 anni fa la Dea divenne un Dio, esso restò la divinità principale. Gli antichi greci lo chiamavono Cronos, letteralmente il Corvo (e che i romani assimilarono a Saturno, il Dio del tempo).
Sempre secondo la mitologia greca il corvo è consacrato ad Apollo, divinità solare associata alla profezia e alla saggezza, alla musica e alla poesia, alla medicina, alla legge, alla filosofia e alle arti (il corvo ne è anche l’incarnazione nella valenza Apollo-distruttore).
Le leggende narrano che un tempo le piume del corvo sarebbero state bianche. Apollo lo aveva posto a guardia di Coronide, di cui si era innamorato, mentre egli si recava a Delfi. Quando Coronide lo tradì con Ischide, il dio, adirato per la notizia portatagli dal messaggero alato, ne oscurò le piume (un’altra versione riporta che il corvo fu punito per non aver informato il dio del tradimento). Non è l’unica storia a legare la divinità greca al nero volatile. Quando gli dei Olimpici furono assalliti dal mostro Tifone, allertate da Pan le divinità si mutarono in animali per fuggire; Apollo, in particolare, si cambiò in un corvo. Un’altra leggenda riporta che Apollo, accingendosi ad offrire un sacrificio a Zeus, inviò il corvo con una coppa a raccogliere acqua dalle vicinanze. L’uccello, però fu distratto da un albero di fichi e, non essendo i frutti ancora maturi, attese alcuni giorni e solo una volta saziatosi tornò dal dio con la coppa ricolma. Apollo, che nell’attesa si era procurato l’acqua da sé, era però infuriato, così l’uccello tentò di scusarsi raccontando che un serpente d’acqua aveva ritardato la sua missione. Il saggio Apollo non si lasciò ingannare e lo castigò, mutando la sua voce melodiosa in un rauco gracchiare e, secondo alcuni, rendendo nere le sue penne. La punizione più grave, però, fu quella di condannare l’uccello alla sete perpetua. Il dio pose infatti il corvo e la coppa in cielo, frapponendogli il serpente, affinchè per tutta l’eternità gli fosse impedito di bere.

Nei miti celtici i corvi, come mangiatori di carogne e per le loro piume nere, furono legati alla morte e associati alle profezie per le loro “voci”.

Secono il primo Cristianesimo il corvo non informò Noè della fine del diluvio universale, diventando il simbolo di chi rinvia la propria conversione, esclamando come il volatile “cras, cras” cioè “domani, domani”.

Nella mitologia indiana il corvo viene presentato in contrapposizione alla civetta. Nel Mahabarata si dice che la civetta uccide i corvi di notte, mentre questi dormono, ma nelle storie di animali del Pan-chatantra invece, si parla di una vera e propria guerra. Gli uccelli, stufi di avere come re Garuda, che pensa soltanto al dio Vishnu, stanno per eleggere come re la civetta. Il corvo si oppone sostenendo che essa è il più furbo degli uccelli. Ne nascerà un conflitto e un’inimicizia inestinguibile.
Questo tema si riscontra anche nella tradizione russa. Il corvo verrà accusato a ragione dalla civetta, al cospetto dell’aquila, di aver mangiato le uova delle oche e dei cigni. Per questa colpa verrà punito."
Se la rivalità tra i due uccelli e ripresa anche in altre tradizioni (i corvi non entrerebbero nell’Acropoli di Atene per la loro inimicizia con Atena, il cui simbolo è la civetta), talvolta invertendosi (in certe rielaborazioni bizantine ed europee è il corvo che sta per essere proclamato re e la civetta ad opporsi), quasi in una continua lotta tra luce e buio, in realtà questa dualità corvo-giorno, civetta-notte non è così automatica.
Il corvo ha infatti valenza solare in numerose tradizioni (oltre a quelle già citate ricordiamo quella germanica, pellerossa e cinese dove il corvo con tre zampe rappresenta Yang, il sole, e la vitalità dell’imperatore - di cui è stato il prima emblema), ma allo stesso tempo racchiude in sé una forte bi-polarità, tanto da rappresentare la notte senza luna (in contrapposizione alla civetta-notte lunare, illuminata dai suoi grandi occhi e dalla proverbiale astuzia).
Sole e notte senza luna, divoratore di cadaveri, ma anche benefattore, creatore del mondo visibile, oracolo e guaritore.

Nella tradizione nordica il corvo è sacro a Odino. Il dio lasciava liberi ogni mattina due corvi perchè lo informassero di quanto accadeva nel mondo.

Secondo un mito eschimese il corvo è Tulugaukuk, il corvo padre, creatore della terra e del cielo, fuggito nelle praterie celesti sdegnato dall’avidità dell’uomo.

 



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