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Ma
come nasce, di fatto, uno strumento ad arco?
Il sig. Bassi, con pazienza e dovizia di particolari, ci
mostra le sue creazioni e ci illustra i principali passaggi.
"Violino, viola, violoncello o contrabbasso (quest'ultimo
non lo realizzo perché troppo "ingombrante"per
gli spazi che ho a disposizione), nascono tutti intorno
ad una forma" spiega mostrando quelle che ha creato
per i propri strumenti.
"Alla forma vengono applicati sei zocchetti (quattro
costituiranno gli "spigoli" del violino, gli altri
per la testa e il fondo): è a questi che viene poi
incollato il fondo armonico. Questo viene ottenuto scolpendo
il legno (procedimento analogo anche per il piano armonico)
prima esternamente quindi internamente, fino ad ottenere
le caratteristiche curvature proprie della superficie dello
strumento. Si tratta di un lavoro lungo e meticoloso, che
porterà a ricavare nella tavola di partenza due depressioni
dette polmoncini, poste nella parte alta e in quella inferiore
del fondo armonico, e ridurrà la tavola ad uno spessore
che varia dai 2,5 ai 4 mm. Per gli strumenti più
grandi, come il violoncello ad esempio, il fondo di solito
non è costituito da un'unica tavola (è particolarmente
difficile trovarne di dimensioni adeguate), ma da due metà
incollate insieme lungo l'asse centrale dello strumento.
Sulla linea dell'incollaggio, centrale nello strumento,
verrà a trovarsi quella più esterna del tronco
d'origine, che per ricavare le tavole di legno viene letteralmente
"tagliato a spicchi" e presenterà perciò
presso l'esterno la venatura più larga. Fasce e controfasce
verranno incollate a circa 3 mm dal bordo del fondo. In
seguito tutto il contorno della cassa armonica viene intarsiata
con una filettatura dello spessore di 1,2 mm per "legare"
le venature sia sul piano come sul fondo.
Completato
il montaggio, si passa poi alla verniciatura.
"Una delle caratteristiche straordinarie degli strumenti
prodotti da Stradivari" ci spiega il sig. Bassi "era
l'incredibile risonanza: in tempi in cui i microfoni e gli
amplificatori erano ancora di là da venire, il suono
di uno dei suoi violini era perfettamente udibile in ogni
punto della sala, dalla platea al loggione. Questo era possibile
grazie anche alla particolare tecnica di verniciatura, che
non smorzava la vibrazione dello strumento come certi prodotti
sintetici in uso oggi."
Il procedimento della verniciatura "alla vecchia maniera"
è una tecnica che probabilmente ormai nessuno pratica
più.
Inizialmente bisogna preparare il legno a ricevere la vernice.
Il primo passo è fargli assorbire una certa quantità
di silicio, ottenuto facendo bollire la cenere in acqua
(il ranno col quale le nostre nonne lavavano la biancheria).
L'acqua, evaporando, lascia il silicio. Dopo la rifinitura
con la carta vetrata, lo strumento va impermeabilizzato,
affinché la vernice non lo impregni. Per ottenere
questo si prepara un composto di gomma arabica, miele e
zucchero, sciolti in acqua tiepida, al quale va mescolato
il liquido d'avanzo di un albume in precedenza montato. Questa
particolare miscela andrà spennellata su tutta la
superficie dello strumento.
La verniciatura vera e propria avviene in quattro mani successive,
la prima delle quali non colorata.
Nel rispetto della tradizione, il sig. Bassi usa vernice
a base di propoli e resine naturali con alcool, colorato
con curcuma e radice di robbia (fatta reagire con allume
di rocca). Una volta filtrata e fatto svaporare l'alcool
(mettendo la vernice a bagnomaria) essa viene diluita con
olio di lavanda ed essiccata con essenza di trementina.
La perfetta tiratura della vernice avviene con un tamponcino
imbevuto di olio d'oliva, mescolato a osso di seppia grattugiato.
Una volta asciugato al sole e all'aria per circa 20 giorni
e montato in tutte le sue parti, giunge finalmente la prova
del suono, a verifica del felice compimento di tanti sforzi.
E da oltre 30 anni gli strumenti del sig. Bassi non hanno
mai tradito le aspettative.
Per chi volesse mettersi in contatto con il sig. Tullio
Bassi
inviare i propri dati tramite il modulo
di contatto.
Sarete richiamati al più presto.
Bibliografia:
I "Segreti" di
Stradivari, con il catalogo dei cimeli stradivariani
del Museo Civico di Cremona, di Simone F. Sacconi
- studi sul sistema costruttivo degli strumenti musicali
stradivariani -
Editore Libreria del Convegno - Cremona 1972
Distribuzione La Nuova Italia - Firenze
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