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SULLE ORME DI STRADIVARI
di Saille - febbraio 2005

violoncelloLa musica occupa una parte importante della nostra vita. Dai "consigli per gli acquisti" alle cerimonie più solenni, dalle occasioni conviviali ai momenti di semplice relax, tocca alle note attirare l'attenzione, creare l'atmosfera, divertire o donare una parentesi di tranquillità.
Se le corde vocali sono state il primo mezzo a disposizione del genere umano per creare suoni, la fantasia della nostra specie non se ne è però accontentata e, partendo da poche, iniziali varianti legate a gesti molto semplici (percuotere, soffiare, pizzicare e strofinare), ha affinato nei secoli un'incredibile varietà di strumenti, capaci di dar voce alle infinite sfumature della propria vena creativa. Una lunga opera di perfezionamento che ha creato dei veri e propri capolavori di ingegno. Si pensi, ad esempio, alla vasta famiglia degli strumenti a corde, con arpa, clavicembalo, pianoforte, strumenti ad arco, chitarre, mandolini e molti altri ancora, sviluppati in epoche e paesi diversi, evolutisi o gradualmente andati in disuso col mutar del gusto musicale.
Oggi, come in ogni altro campo delle attività umane, nuove tecnologie ed elettronica hanno acquistato una crescente importanza sia nell'ambito della produzione, che nella struttura intrinseca dello strumento. Nuove possibilità, certo, ma che non devono far smarrire conoscenze preziose e, a tutt'oggi, insuperate.
Sono stati il caso e la passione a guidare il cammino del sig. Tullio Bassi di Ravenna, verso un'arte che, in un'epoca di produzioni in serie e di articoli usa e getta, appare ancor più rara e preziosa: quella del liutaio.
Il caso o forse il destino.
Il sig. Bassi, 67 anni che non dimostra portati con disinvoltura, ci narra con dovizia di particolari le tappe di un percorso formativo che coincide con un vita ricca di esperienze e di numerosi interessi. "Sono figlio e nipote di falegnami" racconta nel salotto di casa, dove fanno bella mostra di sé un tavolo romagnolo realizzato dal nonno e una credenza, di stile più moderno, opera di suo padre "Ho iniziato da bambino, in bottega, aiutando a mantenere il fuoco acceso per la colla. E naturalmente, mentre si era lì, si finiva per prendere un pezzetto di legno e lavorarci intorno. La cautela nel maneggiare gli attrezzi si imparava a proprie spese. Comunque avevo una certa abilità e così, dai primi lavori" ricorda mostrando un grazioso vassoio intarsiato "passai a cose più complesse. A 13 anni riuscii a costruire una scrivania completa."
"Tutto sembrava presagire che, come mio padre e mio nonno prima di me, sarei diventato un falegname. Beh, non è stato esattamente così. Quella professione mi aveva letteralmente esasperato e così, un giorno, dissi a mia madre che volevo fare il meccanico, cioè un mestiere esattamente opposto. Avrei voluto diventare perito meccanico, ma all'epoca non c'era l'ITI a Ravenna e a causa del mio particolare percorso scolastico, non avevo mai dato l'esame di stato. Così frequentai solo l'avviamento, indirizzo industriale, finendo con la II tecnica."
"Vennero poi gli anni del servizio militare in aviazione a Brescia - presi il brevetto da pilota di II grado, che mi consentiva di portare passeggeri, ancor prima della patente."
"Intanto la mia famiglia aveva preso un distributore di benzina. Io venni assunto dalla British Petroleum e andai a lavorare prima a Milano, quindi a Napoli e poi a Roma. Finalmente tornai a Ravenna, alle dipendenze della Sarom."
Fu proprio nella mensa aziendale che iniziò la nuova avventura. Un amico aveva preso l'abitudine di portare con sé la chitarra per ingannare il tempo durante la pausa pranzo. Il sig. Bassi se la fece prestare, se la studiò e decise di provare a costruirne una.
"Naturalmente mi occorreva il materiale. Mi rivolsi alla falegnameria Pezzi dove, sentite le mie intenzioni e mostratisi entusiasti, mi fornirono gratuitamente tutto il necessario."
Ed è proprio dal titolare della falegnameria che verranno le prime ordinazioni, per parenti e amici. Perché quella chitarra, così ben riuscita, non fu che il primo passo. E dopo di essa il sig. Pezzi volle qualcosa di nuovo.
"Quando mi propose di costruire un violino rimasi piuttosto perplesso. Non ne avevo mai visto uno al di fuori che alla televisione. Come potevo pensare di costruirlo senza neanche averne mai avuto uno in mano? Decisero di spedirmi ad imparare da qualcuno che faceva il liutaio di professione: ne conobbi diversi, ma non è che mi furono di grande aiuto.


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