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LE MARIONETTE GAMBARUTTI


Dunque i bambini reagiscono con interesse a queste esperienze?

Bisogna riconoscere che le reazioni nei bambini sono le più disparate. All’inizio, accanto a un senso di diffidenza per qualcosa di nuovo, si percepisce la curiosità e la voglia di provarci, poi, una volta rotto il ghiaccio, nessuno ne frena più l’entusiasmo.

Lei e Sua moglie Maria Gresele avete collaborato sia con la RAI che con Mediaset per l’animazione di vari pupazzi televisivi. Sarà mai possibile poter vedere in televisione nel nostro paese uno spettacolo interamente realizzato con pupazzi animati? Penso, ad esempio, ai “Muppets” di Jim Henson?

Purtroppo viviamo in una nazione strana. Il teatro di animazione nasce in Italia, ma non gode di riconoscimenti o aiuti, nessuno vuole investire tempo e denaro in attività che non appaghino un rientro economico a breve termine. Al giorno d’oggi, i vari pupazzi che si vedono in televisione servono solo per i messaggi promozionali dedicati ai bambini (giocattoli, dolciumi ecc.) e non è nemmeno pensabile progettare trasmissioni realizzate ad hoc. La produzione di tali trasmissioni richiede uno sforzo economico non indifferente, per questo, quando si tratta di trasmettere spettacoli con pupazzi (molto raramente per la verità), le varie televisioni preferiscono acquistare all’estero programmi già pronti (a parte che l’acquisto di tali prodotti a volte costa di più della produzione in proprio di almeno 30 puntate). Anni fa abbiamo proposto alle televisioni nazionali la realizzazione di una serie di trasmissioni per ragazzi con tecniche miste di animazione (burattini, marionette e pupazzi): l’unica controproposta è stata la realizzazione di un numero 0, una puntata pilota, a nostre spese, che poi sarebbe stata mandata in onda per testare il gradimento da parte del pubblico e valutare la possibilità della produzione. Purtroppo, in questo campo, i costi per la realizzazione di una puntata pilota e la realizzazione di 12 puntate sono gli stessi, per cui, se i costi sono onerosi da parte di enti che hanno miliardi alle spalle, per noi che cosa sono? Bisogna anche riconoscere che, contrariamente a quanto avviene all’estero, qui mancano le scuole e, di conseguenza, il personale necessario per realizzare trasmissioni. Se per animare i Muppets vengono impiegate anche 50 persone, qui in Italia gli animatori di pupazzi veramente capaci non arrivano alla decina.

E qui veniamo al discorso della preparazione tecnica. Perché ovviamente, se per intraprendere una professione come la Sua ci vuole passione, questa da sola non basta. Che strada formativa dovrebbe percorrere chi volesse praticare questo mestiere? Non esistono scuole specifiche in Italia?

Altro punto dolente. Malgrado una soddisfacente esperienza fatta nel biennio 1984-1986 per la prima volta in Italia (e che forse è rimasta l’unica) presso la Scuola Piccolo Teatro di Milano, allora sotto la direzione di Roberto Leydi, sono anni che mi batto proponendo progetti ad enti ed istituzioni per la realizzazione di una scuola che contempli la costruzione e l’animazione dei vari soggetti del teatro d’animazione, ma nessuno se ne prende la responsabilità. Mancano gli spazi necessari e i macchinari indispensabili, senza contare poi che i costi non sono per nulla sostenibili dalla mia compagnia che, detto per inciso, non gode di alcun tipo di finanziamento, pubblico o privato che sia. La formazione è lasciata alla volontà del singolo, all’improvvisazione personale. Se è fortunato il più delle volte avviene sul campo, da parte di volenterosi che vogliono imparare e che seguono le compagnie. Spesso chi si avvicina al teatro di animazione, e al teatro di marionette in particolare, non ha la costanza necessaria ad imparare perché, contrariamente ai burattini, dove basta infilare una mano in una specie di guanto, questo è un tipo di lavoro difficilmente improvvisabile. Il teatro di animazione è formato da una strada lunga e tortuosa, sempre a contatto con la sperimentazione e l’utilizzo di nuovi materiali, ed è forse l’unica disciplina teatrale che racchiude in una singola persona tutte le figure che fanno parte del teatro normale. Se esistesse una scuola di questo tipo, chi ne uscirebbe sarebbe: attore, regista, scenografo, scultore, elettricista, falegname, sarto, macchinista, ecc.. Questo percorso richiede tempi lunghi e dedizione completa, un po' come per imparare a costruire e suonare uno strumento musicale. Spesso i giovani sono alla ricerca di qualcosa che li faccia guadagnare nel minor tempo possibile e sono convinti di avere la verità in tasca perché, forse, hanno letto un libro sulle marionette. Soprattutto manca l’umiltà di imparare, cosa necessaria, in quanto la mancanza di scuole relega alla volontà di ciascuno l'apprendere quest’arte.

Un ultima riflessione dedicata ai nostri lettori.

Mi ha fatto molto piacere rispondere a questa intervista. Si parla sempre meno del teatro di marionette e del suo background: sembra quasi che questa antica forma di teatro sia destinata a scomparire nel nulla, senza lasciare traccia. Ma comunque io non demordo, finché ci sarò non mollerò mai e farò di tutto perché non scompaia. Se poi c’è qualche giovane che vuole imparare seriamente, alla luce di quanto ho scritto in precedenza, si faccia sentire, io sono sempre disponibile.

collegamento al sito ufficiale Le Marionette Gambarutti


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